
L’edificio Wilton Paes de Almeida, a San Paolo in Brasile, crollato nel 2018, causando numerose vittime tra i suoi occupanti (fonte: osservatoriodiritti.it da googlempas)
Negli anni ’60 costruisco una casa, su fondamenta fine settecento. Nei decenni aumentano i piani, con un incremento esponenziale dagli anni ’80. L’edificio regge per decenni, i più vorrebbero viverci, nonostante le critiche di alcuni esperti e di tanti passanti. A causa di qualcosa di altamente improbabile ed imprevisto – ma di ripetibile – tra fine 2019 e inizio 2020 la casa crolla, fino a metterne in dubbio la solidità delle fondamenta. Devo quindi ricostruirla totalmente e, sebbene molto provato, ho ancora energie per farlo. Numerosi scienziati intanto avvertono: con quell’evento non solo dobbiamo conviverci, ma potrà qualcosa di simile potrebbe riaccadere ogni venti anni. Ho una domanda per voi. A questo punto cosa faccio: ricostruisco la casa in maniera assolutamente uguale a come era prima, o mi sforzo di ideare un piano B, riprogettando qualcosa di completamente nuovo che metta per quanto possibile la casa al riparo da un nuovo (e forse definitivo) crollo?
Spero che la metafora sia chiara. Ciò che a me non è chiaro, che mi sconcerta, in questa crisi mondiale Covid19, è la totale mancanza di un piano B per la fase 3 (ciè quella di normalizzazione, cioè l’idea di costruire un sistema economico totalmente diverso da quello odierno, colpevole (al di là dell’incidente biologico) di questa pandemia.
Volendo tralasciare le ipotesi sull’origine del virus, che niente cambiano ai fini del nostro ragionamento, la pandemia sarebbe infatti figlia di:
- a) un rischio vecchio come il mondo (la possibilità che un virus faccia il salto di specie, raggiungendo l’uomo), imperniato su
- b) tradizioni alimentari antiche (in tutto il mondo alcune popolazioni si nutrono di specie selvatiche – nella città e nei mondi ricchi ciò avviene per retaggio culturale, più che per esigenze nutrizionali), il tutto amplificato dal
- c) fatto che quelle tradizioni (e quindi quel rischio) si sono trasferite da piccoli villaggi isolati a città con milioni di abitanti, a loro volta collegate (con poche ore di volo) a resto delle grandi aree urbane e quindi al pianeta intero.
In più: pare ormai evidente che il virus abbia approfittato della densità abitativa (vedi New York, Madrid, Milano, Istanbul – non a caso il distanziamento sociale è l’unica arma efficace) e dell’inquinamento atmosferico (cfr. pianura padana) come veicolo per la diffusione. Inoltre il virus, molto virale, è risultato mortale al 99,2% in soggetti con una o più malattie pre-esistenti. E sappiamo bene quanto – oltre alla genetica – influiscano sullo stato di salute anche lo stile di vita, l’alimentazione e l’ambiente circostante, tutto drammaticamente “criticizzato” nel nostro sistema economico contemporaneo (leggi: stress, cibo di bassa qualità, inquinamento, ecc.). A ciò si potrebbe aggiungere che, in Italia, il 44,1% delle infezioni si è verificato in una Rsa, quindi pare che dobbiamo una buona parte di morti a un sistema economico che ci costringe a confinare i nostri anziani.
Abbiamo costruito il delitto perfetto, anzi, il suicidio perfetto.… ma visto che qualcosa è andato storto e pare che ne usciremo malconci ma vivi, stiamo provando di a suicidarci subito dopo, riproponendo lo stesso modello di sviluppo economico, come se sia qualcosa di ineluttabile aspettare la prossima pandemia tra venti anni, come previsto da Bill Gates, che da anni si occupa di studiare l’argomento e vede nei vaccini l’unica strada percorribile. Io non mi azzardo a dire che i vaccini non possano esserlo, ma non sarebbero solo una soluzione tampone, un rattoppo? Non potremmo invece pensare a qualcosa che si affianchi anche ai vaccini e che possa costituire una cura più solida e magari definitiva nel medio e lungo periodo e che ci metta quindi al riparo da un ipotetico futuro Covid-39?
Io ne parlo perché l’alternativa esiste! Sì, esiste una “maniera” per costruire la casa in maniera più solida, a partire dalle fondamenta, ed attraverso la quale è anche possibile allontanare lo spettro di una prossimo crollo: cambiare il modello dominante di sviluppo. Il tutto si basa su un progetto per niente top secret e anche piuttosto vecchiotto, quello sviluppo sostenibile,che vi riassumo solo in questi dati:
– fu “teorizzato” dalle Commissione Ambiente e Sviluppo dalle Nazioni Unite, nel 1987;
– è diventato formalmente uno degli obiettivi a lungo termine dell’Unione europea in virtù dell’articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull’Unione europea;
– costituisce l’attuale strategia di sviluppo delle Nazioni Unite, che nel 2015 hanno adottato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).
Elencare gli obiettivi delle Nazioni Unite basterebbe di certo a capire dove le Nazioni Unite vogliano arrivare, ma non con quali strumenti. Per tornare alla metafora edilizia, abbiamo da anni il disegno di massima del progetto, ma non abbiamo ancora definito tecniche e materiali.
Nell’ottobre 2019, prima che il virus decidesse di fare un giro per il mondo, ho scritto su questo blog un articolo in inglese: “Può l’etica essere la prossima curva di Kondratiev?”. I ricercatori di tutto il mondo, come l’opinione pubblica, hanno risposto con un silenzio assordante alla sua pubblicazione, segno evidente che avevo colto nel segno o, ancora più evidente, che non lo ha letto nessuno! Allora ve lo ripropongo in italiano, solo per il gusto di dirvi: ho ragione io.
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Che uno sia d’accordo o meno con la teoria delle onde di Kondatriev, bisogna ammettere che essa offre una semplificazione molto utile per la storia della moderna economia, dalla rivoluzione industriale (seconda metà del 18esimo secolo) ad oggi. Secondo l’economista russo, un’onda economica durerebbe dai 50 ai 70 anni. Considerato che quella che dura ancora oggi, l’Information Technology, è cominciata tra gli anni anni ’80-’90, a breve questa sarà in fase discendente e cederà il passo a una nuova nei prossimi 20-30 anni.
La domanda è: dove possiamo trovare qualcosa di così potente da alimentarne una nuova, oggi? La mia idea è che possiamo trovare questa scintilla nell’Etica, il che si traduce in produzione e consumo responsabile, cioè equilibrare le nostre attività economiche con la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente, attraverso il buon senso e basandoci su regole scritte (convenzioni internazionali) cui già ci siamo accordati da tempo. Sì. l’etica potrebbe essere la sesta onda di Kondratiev! In breve:
Mi pare non ci sia dubbio che siamo in un’economia globale, quindi la prossima onda di K. dovrà essere rilevante per il mondo intero, perché il mondo intero dovrà parteciparne e beneficiarne, nella maniera più equa possibile;
Il termine “etica” deriva dal greco antico ethos: un sistema di principi morali in cui si riflette in comportamento del singolo. Quindi comportarsi secondo etica significa: comportarsi secondo le regole delle comunità. All’alba dell’economia, quando tutto era “a scala di villaggio“, era facile comprendere cosa fosse etico e cosa no: per “essere etico” dovevi produrre (e vivere) secondo le regole del villaggio, altrimenti ne eri fuori. Ai tempi del villaggio globale, le cose sono un po’ più complicate, perché il consumatore è fisicamente molto distante da chi produce, e la pubblicità gioca spesso un ruolo fuorviante. Come possiamo infatti sapere se i produttori operano secondo quello che noi riteniamo etico o secondo quanto le convenzioni internazionali stabiliscono sia etico (ad esempio: l’assenza di lavoro minorile)? Oggi questo controllo è molto più difficile e la possibilità per chi opera al di fuori dell’etica di avere (impunemente) successo è più di una eventualità.
Il mondo ha già, in teoria, definito i confini della sua cornice etica attraverso alcune convenzioni fondamentali, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), la Dichiarazione OIL sui Principi Fondamantali e Dirtti del lavoro (1998), l’Accordo di Parigi sul Cambiamento Climatico (2016), ecc.
Il mondo oggi sta vivendo un periodo di benessere senza precedenti, ma ciò non sta avvenendo senza impatti negativi, che possono essere sintetizzati nelle due questioni principali qui descritte: a) una crisi sociale senza precedenti, dovuta a una ingiusta distribuzione della ricchezza, che sta causando enormi tumulti in molti paesi quali Francia, Ecuador, Libano, Cile, giusto per citare gli ultimi; b) il riscaldamento globale confermato dal IPCC delle Nazioni Unite e dal 99,9% degli scienziati del mondo, che può essere considerata come la punta dell’iceberg della più grande crisi ambientale da quando l’homo erectus è apparso sulla terra, il che include anche un aumento di eventi atmosferici estremi (come il tifone Hagibis che ha colpito il Giappone, il più forte degli ultimi 60 anni) o gli incendi estivi nella regione artica; l’emergenza della plastica sembra essere un altro enorme problema e, allo stesso tempo, potrebbe costituire una sveglia affinchè si spenga la nostra fede assoluta nell’economia lineare e in quella dei derivait del petrolio.
Quindi, considerato che: a) la dimensione geografica della prossima onda di K è il globo e b) CHE lo scenario globale suggerisce che dobbiamo risolvere le due maggiori conseguenza negative causate dal modello economico dominante, e che QUINDI dobbiamo costruire un mondo più pulito e meno ingiusto, NOI possiamo ipotizzare che il combustibile capace di generare la prossima onda sia l’etica, laddove questa sia l’elemento chiave per raggiungere lo sviluppo sostenibile e i SDGs attraverso la responsabilità di ognuno di noi (imprese, istituzioni e cittadini). Facile!
C’è un lungo elenco di “azioni concrete” che comporrebbero questa onda: energia rinnovabile, risparmio ed efficienza energetica, acquisti verdi, strategie di riduzione dei rifiuti, economia circolare, mobilità sostenibile, istruzione ed educazione a tutti i livelli, agricoltura biologica o naturale, plastiche vegetali, turismo responsabile, supermarket senza plastica, prevenzione del rischio idrogeologico, housing sociale, commercio equo, agricoltura supportata dalla comunità, diete e stili di vita salutari, orti urbani, pesca sostenibile, finanza etica, acquisti locali, presidi slow food, incrementare la spesa per l’arte e la cultura, sono tutte tessere del puzzle dell’onda della nuova economia, i cui numeri e la cui diversità sta aumentando con successo negli ultimi anni, nonostante lo scarso supporto che riceva dalle istituzioni nazionali ed internazionali.
Ancora più interessante è considerare che la prossima sarà la prima onda K. democratica, perchè potrà avere un impatto positivo su tutte le carrozze del convoglio, a prescindere da chi guidi la locomotiva. Di certo, la grande industria farmaceutica e o del cibo dovranno accettare di perdere un po’ del loro strapotere sulla vita delle persone, ma perdere dovrebbe essere parte del gioco (con regole vere).
Racconta Amin Maalouf nel “Il naufragio delle civiltà” che il filosofo William James – un pacifista convinto – una volta fece la seguente domanda a un gruppo di studenti: “se periodi di guerra mobilizzano energie e portano fuori il meglio delle persone – senso di appartenenza, solidarietà, fervore, altruismo – non dovremmo noi desiderare, come alcuni fanno, una buona guerra, per farla finita con la indolenza e il menefreghismo?” La mia risposta è sì, certo che dovremmo e la guerra buona dovrebbe essere quella contro l’ingiustizia sociale/ineguaglianze e contro il riscaldamento globale/inquinamento e sarebbe una guerra finalizzata a raggiungere lo sviluppo sostenibile.
Al di là delle poco fruttuosa teoriche sottende ai SDGs della Nazioni Unite, lo sviluppo sostenibile è già diventato realtà e l’obiettivo reale di lungo termine di alcuni Paesi come la Svezia, che si sta preparando a liberarsi dei combustibili fossili nel 2050, e i cui cittadini già godono una qualità della vita tra le migliori al mondo. Inoltre, nel dicembre 2019, la nuova presidente della Commissione Europea ha annunciato che “l’Accordo Verde Europeo – Green deal” come la prossima strategia di sviluppo della UE.
E’ solo una questione di scala: la sostenibilità, implementata tramite la Responsabilità di consumatori, governi e istituzioni, può e deve diventare il modello economico di sviluppo dominante, una strategie vincente per tutti. E’ così facile! Che ciò non sia una utopia lo conferma anche Black Rock, il più grande fondo di investimento del mondo che, come riportato dal Washington Post, nel gennaio 2020, ha affermato che la sostenibilità e il rischio climatico saranno i due punti chiave della loro strategia di investimento.
Questo il mio articolo di ottobre 2019 (integrato con i due paragrafi conclusivi su “Green Deal” e “Black Rock”, a gennaio 2020).
Per concludere vi chiedo: se fosse questa al modello di sviluppo pre-Covid19 la nostra prima buona guerra globale?

A fare esercizio di memoria e a spulciare internet, parrebbe che l’Italia tutta sia, e non da oggi, una “bomba ecologica” e questo senza contare (ma vanno contati!) i siti industriali a grave rischio sanitario, da Emarese in Valle d’Aosta a Gela in Sicilia (si consiglia vivamente la lettura


o GdF 2016: siamo un’economia da guerra civile, gli onesti contro i disonesti, che è l’unica discriminazione da fare in Italia.


IL FUTURO. Rugari non è un luogo sicurissimo. Passy conosce i bianchi ed è stata anche minacciata di morte perchè magari ha con se i soldi per i bimbi: per dare i doni ci siamo nascosti nel giardino della chiesa vicina (vedi foto) e là le cose verranno tenute e date a mano a mano. Gli africani sono brava gente, la comunità è accogliente, ma la malerba c’è dappertutto, specie con la guerra civile.

Non credo di poter essere iscritto di diritto al club dei fans incondizionati di Napoli, città natale in cui vivo, cioè di rientrare nella categoria di quanti difendono Napoli a spada tratta, negandone spudoratamente vizi e difetti, per onor Borbone o amor filiale. Difatti più volte, su questo blog, o in brevi post facebook o video, io e il mio pseudonimo TG abbiamo firmato puntuali j’accuse ai napoletani, eredi spesso indegni di questo incredibile universo-città che è Partenope.
In order to increase the information and transparency of taxi fares, Napoli city council has recently displayed the different prices along the waiting line at the local (Capodichino) airport. This – they say – should provide the tourists with more “sure” information and at the same time it should discourage those (few) taxi drivers who might have the need to save their families from starvation and take advantage of the clients. Frankly I don’t understand why: it’s for sure another waste of public money because this, of course, would never happen in Napoli, since here the taxi drivers are 100% all true gentlemen and no problems of any sort have ever been reported.















Credo sia interessante riportare in questo blog archivio l’intervento di un europarlamentare britannico contro l’Euro-crazia e i burocrati che hanno messo l’Europa in mano agli interessi (privati) della Germania. Il protagonista è Nigel Farage, leader del partito indipendentista britannico (UKIP).





























































