Isola n.2: le “isole rifiutizero” nel mar di monnezza

Napoli, lungomare dei rifiuti, un giorno qualsiasi (foto A. Corbino, 2010)

Le isole rifiutizero nel mar di monnezza.

Il racconto. “La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni… Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio… Più che dalle cose che ogni giorno vengono comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove… Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso…Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città si espande e gli immondezzai devono arretrare più lontano. .. Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula… Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo.. più cresce in altezza più incombe il pericolo di frane… e una valanga di scarpe spaiate, di calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere… Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo,  estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stessi, allontanare i nuovi immndezzai”. (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972).

Il mare tempestoso. E’ quello, ad esempio, dell’emergenza rifiuti a Napoli.  Tre precisazioni: 1) i rifiuti urbani non sono un problema, almeno nei Paesi ricchi civili (la cosa a volte non coincide). Dal punto di vista economico sono semplicemente la fase finale di processi economici che vedono i prodotti nascere, essere utilizzati e infine morire; questa fase finale viene gestita, per convenzione, non più dalle industrie che fabbricano, ma dalle amministrazioni locali dove vivono i consumatori. In alcuni posti, quali le grandi metropoli del sud del mondo o Napoli, Palermo (e forse presto anche Roma e altre se non si prendono provvedimenti) la politica non è stata capace di assolvere in maniera corretta a questo rodinario compito, creando i disastri che ben conosciamo. 2) quando si parla di problema rifiuti in Campania bisogna ricordare che  è una grande regione e che molte aree sono da questo punto di vista virtuose (BN, AV, alto casertano, Cilento, penisola sorrentina..). Generalizzare sarebbe fare un enorme torto a quelle amministrazioni e quelle comunità che hanno sempre lottato per l’integrtà dei loro terriotori, delle loro produzioni tipiche, ecc. 3) E’ necessario separare l’emergenza rifiuti urbani (di cui ci occupiamo in questo post), più vistosa e visibile, dalla tragedia del traffico dei rifiuti industriali seppelliti illegalmente e impunemente per oltre 30 anni nelle campagne tra Napoli e Caserta. Purtroppo le indagini delle autorità inquirenti portano alla luce discariche di morte anche in altre province (in Umbria, Piemonte, Liguria..), e spesso nei pressi di impianti industriali (altro che responsabilità sociale d’impresa). Questa tragedia non va dimenticata ma, al contrario, va ulteriormente approfondita e indagata (a tal proposito si consiglia la visita al sito:  http://www.laterradeifuochi.it/).

Le isole di buona economia. I rifiuti urbani mal gestiti causano spreco di denaro pubblico, alta conflittualità sociale, sfiducia nelle istituzioni, danni diretti ed indiretti agli altri settori economici (turismo, agricoltura,..). Invece trattare in maniera corretta i rifiuti urbani è una politica grazie alla quale tutti vincono: i cittadini (che vivono in un ambiente sano, e a volte, pagano meno tasse sui rifiuti); l’amministrazione (che spende meno per il conferimento dell’indifferenziato e guadagna dalla vendita del materiale differenziato) e ha più risorse per rispondere ai bisogni delle comunità; le aziende che utlizzano il materiale riciclato; l’occupazione, perchè con il denaro risparmiato si possono stipendiare nuovi addetti in quello o in altri settori; l’ambiente, più vivibile e privo di rischi gravi (come l’inquinamento dei corsi d’acqua). Esistono in tutta la penisola, a Nord come a Sud, numerosi esempi di Comuni (medi e piccoli) che si sono votati all’obiettivo rifiuti zero, cioè ad adottare una strategia che punta gradualmente a ridurre i rifiuti urbani tendendo allo zero, appunto. E’ una strategia che mira prima di tutto a NON produrre rifiuti, e solo in un secondo momento a raggiungere altissime percentuali di raccolta differenziata di ciò che viene “rifiutato”. Il cerchio non deve solo chiudersi ma restringersi: un rifiuto non prodotto è un rifiuto che non va smaltito! Il più noto caso in Italia di isola a rifiutizero è il Comune di Capannori (Lucca): negli ultimi 3 anni ha ridotto di oltre il 20% la produzione totale dei rifiuti (- 0,45% pro capite) che nel periodo precedente faceva invece segnare un + 5% annuo; la percentuale di raccolta differenziata è giunta all’82% (è il terzo Comune virtuoso a livello regionale). Proprio a Capannori è stata inaugurata in questi giorni la prima compostiera collettiva a uso pubblico del territorio comunale e la prima in Italia, che è stata collocata alla mensa comunale, situata proprio alle spalle della sede del Comune. La macchina ‘mangiarifiuti’ trasformerà in compost di qualità gli scarti di cucina e dei pasti.

Esiste una serie di network di enti pubblici e privati, a livello nazionale, europeo ed internazionale per identificare strategie volte ad ottenere zero rifiuti: ne riporto di seguito i principali.

Fonti e Links utili: 1) http://www.zerowasteeurope.eu/ 2) http://www.arcplus.org     3) http://www.comunivirtuosi.org/index.php/strategia-rifiuti-zero                                         4) http://www.rifiutizerocampania.org/

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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