Responsabilità sociale d’impresa e Apple

I quotidiani di tutto il mondo in questi giorni riportano che la Apple, la più innovativa fabbrica di sogni tecnologici, ha ammesso la presenza di minori di 16 anni negli stabilimenti di suoi fornitori in Cina. E pare che abbia preso provvedimenti, chiudendo i contratti a tali fornitori. A prescindere dal perchè Apple abbia preso (se realmente lo ha fatto ) questa saggia decisione (amore per l’etica o mero calcolo sul ritorno d’immagine?) resta un dato da chiarire: come mai anche una multinazionale fuori mercato come la Apple – i suoi prodotti non temono concorrenza, sono un “mondo a parte” – non riesce ad immunizzarsi dalla piaga del lavoro minorile? Ed è realmente possibile parlare di Responsabilità Sociale d’Impresa in aziende che operano in un mercato così globale? E ancora: può esistere a questi livelli, un mondo tutto bianco, cioè un contesto in cui le regole siano rispettate al 100% (in campo ambientale, come in quello di diritti dei lavoratori), o dobbiamo solo accontentarci della sfumatura di grigio più chiara, dell’azienda meno-peggio?

A sentire alcuni attivisti cinesi parrebbe che ci si può solo accontentare; di seguito un estratto dall’articolo di Repubblica.it (15 gebbraio 2001). “Riguardo ai casi di avvelenamento, l’ambientalista Ma Jun, fondatore in Cina dell’Istituto per gli Affari pubblici e Ambientali, ha dichiarato che è positivo che Apple abbia finalmente riconosciuto il problema, ma ha aggiunto: “Questo rapporto dimostra che Apple non è ancora disposta ad accettare il controllo del pubblico. Avevamo elencato i nomi di alcuni fornitori della Apple ma nel rapporto non ne viene fatta menzione”. Reazione scettica anche da parte di Debby Chan, dell’associazione Hong Kong’s Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour, secondo la quale è impossibile monitorare ciò che fanno gli appaltatori di Apple perchè l’azienda si rifiuta di identificarli o di dire quanti sono. Secondo la Chan, il rapporto sarebbe dunque soltanto un esercizio di immagine e non un genuino sforzo al fine di garantire i diritti dei lavoratori“. AC

Visto che questo è un blogArchivio, aggiungo un anno dopo un’integrazione, che tratta dell’avvedimento di Apple, nelle vesti del successore di Steve Jobs, mr. Tom Cook, di rivedere le loro politiche di appalto all’estero.

Riporto dall’articolo di Repubblica.it del 29 marzo 2012 (a firma di Angelo Aquaro): “La fabbrica della morte ha riconosciuto le incredibili violazioni che in tutti questi anni hanno oppresso la salute e il portafoglio di più di un milione e duecentomila dipendenti arricchendo Steve Jobs e gli altri capitani dell’hi-tech: dalla Dell all’Hp”. L’intero articolo lo trovate al seguente link: http://www.repubblica.it/economia/2012/03/29/news/foxcomm_cox-32434290/?ref=HREC1-7   . Un altro piccolo passo di civiltà nel segno della Responsabilità Sociale d’Impresa. AC

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