La buoneconomia nella biocassetta

Lo Storto - orto urbano a Napoli, Posillipo (foto: A. Corbino, 2011)

La buoneconomia nella bio cassetta.

Il recente caso dei cetrioli tedeschi (?) killer, che si aggiunge alle tragedie della mucca pazza (2001), dell’influenza aviaria (2003, 2005), e della suina (2009), ha fatto  aumentare la domanda di sicurezza alimentare nei consumatori italiani, diventati più attenti e consapevoli. La grande distribuzione, al di là di marchi di facciata, non sembra poterla garantire, mentre la notizia che  quasi tutta la Penisola è disseminata di discariche abusive di rifiuti tossici, fa dubitare molto dell’origine e della qualità dei prodotti venduti dai dettaglianti o dai rubicondi ambulanti. Di certo la situazione nella province di Napoli e Caserta appare più preoccupante, perché è qui che la camorra e il cattivo Stato uccidono la loro gente, avvelenando terrei coltivabili e falde acquifere; è qui che  ogni giorno vengono avvistate immense colonnedi fumo nero che si levano dagli incendi di cumuli di rifiuti tossici disseminati nella campagne (cfr.: www.laterradeifuochi.it).
Ed è per questo che a Napoli sono rifioriti piccoli orti urbani, un fenomeno in costante crescita in tutt’Italia, di cui parleremo.

Ma c’è chi è andato oltre, facendo della sicurezza alimentare il proprio lavoro e un chiaro esempio di buoneconomia. Un paio di anni fa, alcuni giovani napoletani, partendo dall’Associazione AIReS (Incontro Rispetto e Solidarietà) e dal GAS che avevano attivato, hanno avviato alle falde del Vesuvio (a Volla, al confine con la periferia napoletana) una cooperativa sociale di tipo B che si occupa di distribuzione di fresco-biologico. Li ho incontrati e intervistati di recente e mi sono piaciuti assai!

Quello che i 4 soci di Bio Aires hanno fatto,  è semplicemente mettere in relazione la crescente domanda di sicurezza alimentare (in primis quelle delle loro famiglie) con un’offerta di biologico certificato presente nei territori circostanti, che altro non
aspettava che di essere valorizzato. BioAires si rifornisce da una serie di
produttori certificati principalmente della provincia di Salerno, quelli a
loro più geograficamente vicini, perché pare che la filosofia bio&slow promossa del
Parco Nazionale del Vesuvio, cioè in casa di Bio Aires, non abbia dato i frutti materiali e culturali auspicati.

Tramite il sito/mercatino, che ha circa 1.500 iscritti, i circa 500 clienti fissi ordinano una bio-cassetta, componendola come vogliono con prodotti di stagione, e poi la ricevono a domicilio o a punti di raccolta sparsi per Napoli e dintorni. La cassetta è un vuoto a rendere e anche la plastica di confezionamento è in materiale riciclabile (nonostante costi il doppio di una pellicola standard e non vi sia obbligo di legge a rigurado). Ogni sofroz va nella direzione dela corerneza con la filosofia del rispetto dell’ambiente, della valorizzazione dei prodotti tipici, la salvaguardia dei territori, del mangiare sano, dell’occupazione regolare e del rispetot delal fatica umana. Una pratica win win (cioè vincente per tutti)? Ovviamente no, perché a perderci quote di mercato sono i piccoli agricoltori che non si convertono al biologico, i trasportatori che guidano i TIR della GDO, i commercianti grandi e piccoli che vendono merce di qualità scadente. Ma loro rappresentano il passato, del quale a noi interessa ben poco. AC

Per maggiori info: www.progettoaires.org

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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