La pessima economia della finta emergenza rifiuti

La Regia di Carditello dietro i cancelli chiusi (foto: A. Corbino, 2011)

A Napoli l’emergenza rifiuti coinvolge anche i turisti. Capita così che un gruppo di economisti italiani e stranieri, in città per un convegno, mi abbiano chiesto di spiegare loro “le ragioni” dell’emergenza rifiuti. Con l’aiuto di Nunzia Lombardi, attivista del Comitato allarme rifiuti tossici, e Franco Spinelli, fotografo e “sentinella”,  abbiamo ideato lo SpazzaTour (riprendendo un’analoga iniziativa che ManiTese Campania realizzò un paio di anni or sono), un seminario di formazione itinerante nelle ex Campania Felix e Terra di Lavoro. Con immenso stupore i nostri ospiti hanno scoperto, tra rigogliosi filari di vite e frutteti carichi di pesche, lo scempio dei Regi lagni, sversatorio di ogni tipo di rifiuto tossico e la vergogna delle discariche di Stato malfunzionati, tra i Comuni di San Tammaro e Casaluce. E poi la deliziosa Regia di Carditello, recentemente ristrutturata e già in stato di vergognoso abbandono e chiusa al pubblico. In ogni caso: cattiva, pessima economia, un ingente uso di risorse pubbliche fine a se stesso, per pagare stipendi, far girare soldi, ma NON per risolvere i due problemi (quello della bonificia dei siti invasi dai rifiuti tossici e quello dei rifiuti urbani di Napoli) e creare le condizioni per lo sviluppo. Mi hanno chiesto il costo dell’emergenza ed ho citato un po’ di cifre a memoria cercando di spiegare quanto quei soldi fossero stati malamente spesi in 15 anni. Forse sarebbe bastato citare loro questo passo della Corte dei Conti: “..Nel corso dell’intero periodo emergenziale, le Strutture commissariali hanno gestito circa 2 miliardi di euro, oltre la metà dei quali provenienti da assegnazioni statali. I proventi da tariffa di conferimento hanno inciso in misura di poco inferiore al 30%, mentre, per la parte rimanente, trattasi, per lo più, di risorse di provenienza regionale. Quanto alle spese erogate, i costi di funzionamento delle strutture commissariali hanno assorbito circa il 13% delle risorse complessive (di cui il 20% per emolumenti al personale ed il resto per acquisizione di servizi). I contributi per il personale LSU assegnato ai Consorzi di Bacino per incentivare la raccolta differenziata hanno, invece,  rappresentato poco meno di un quarto delle spese totali, al pari degli interventi infrastrutturali realizzati per allestire gli impianti di supporto al sistema. Delle restanti voci di spesa, le più significative riguardano, nell’ordine, la remunerazione dei servizi di trattamento e smaltimento effettuati da FIBE s.p.a. (con priorità per le spettanze del relativo personale), i costi di gestione delle discariche comunali e consortili, le spese sostenute dai vari Commissari ad acta nominati per sostituire gli organi inadempienti e, soprattutto, i costi per il trasferimento dei rifiuti fuori Regione (di cui i soli costi di trasporto superano i 150 milioni di euro) (fonte: Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Campania “La gestione dell’ emergenza rifiuti in Campania” – 28 settembre 2010, pag 100).

Viene da chiedersi: se quasi tutto è stato speso in stipendi, affitto delle sedi, ecc., dove sono i soldi delle bonifiche, necessari a ripulire decine di chilometri di canali e milioni di metri cubi di terreni agricoli? Ma la vera domanda da porsi è: quanto è davvero costata l’emergenza rifiuti e quanto ancora costerà. Chi sa fare beni i conti, gli economisti che non fanno solo il conto della serva, vi direbbe che nel costo totale andrebbero aggiunte le spese sanitarie per curare chi si è ammalato di cancro a causa dei rifiuti tossici; e la perdita di valore del settore agro-alimentare; e la “desertificazione” di migliaia di ettari incapaci di produrre altro se non veleno; e la non balneabilità del litorale domizio; l’abbandono di centinaia di siti storici e archeologici;  la cattiva reputazione turistica, e l’emigrazione di migliaia di giovani. E ancora: quanto costa all’economia legale il continuo rafforzamento della criminalità organizzata che da questa vicenda continua a trarre da decenni profitti immensi? e quanto la mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali e nazionali, che è un capitale veramente indispensabile a un sitema di buon governo? Cos’altro ancora si può aggiungere? Se volessero (perchè di volontà si tratta) fare i calcoli seriamente, da economisti e non da ragionieri, a mettere nell’analisi costi benefici i reali costi dell’inquinamento, ci si accorgerebbe che tutelare i territori, la loro vocazione agricola, i loro patrimoni materiali e immateriali, e rispettare il lavoro e i valori della gente onesta, varrebbe qualsiasi investimento, che sarebbe ripagato. E invece, a posto di mostrare fieri ai turisti gli affreschi di Philip Hackert nella Reggia di Carditello ci siamo ridotti a farci il sangue amaro con lo SpazzaTour!

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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