Ma Napoli non è Valencia: la cattiva economia della cattiva governance

Il porto America's cup 2007 di Valencia, visto dall'edificio "Veles e Ventes". Sullo sfondo è visibile l'hangar del Team Luna Rossa (foto: A. Corbino, 2011)

Mentre decolla il mio aereo low-cost (Vueling, fantastica!) per Valencia, città che ha ospitato la America’s Cup 2007,  il Mattino di Napoli lancia l’ennesimo allarme: le regate delle World series (il girone delle eliminatorie), previste nel  golfo di Napoli tra l’estate 2012- 2013 rischiano di saltare. La procura di Napoli ha difatti avviato indagini sulla regolarità delle procedure di assegnazione dei lavori relative al progetto di bonifica di Bagnoli e dei piani per il riammodernamento dell’area in vista della Coppa America.

Arrivo a Valencia: già da venerdì notte e per tutto il weekend mi metto a girarla a piedi, immergendomi in essa, a cominciare dalla colazione con horchata y botones. All’Università i docenti di geografia mi insegnarono 20 anni or sono che fare i paragoni tra luoghi non serve a niente, che non ha serietà scientifica, che ogni luogo è un luogo a sè. Lo so, col tempo lo ho verificato, ma in questo caso non resisto, le coincidenze sono troppe: entrambe città capoluogo, mediterranee, con impronta spagnola, di mare e sole, storiche, del sud, con un simile numero di abitanti (terze città nei rispettivi paesi), entrambi vicine alle capitali (V. è equidistante tra la capitale politica Madrid ed economica Barcellona). E poi la vicenda della Coppa America 2007 che Valencia ospitò in quanto miglior candidata tra una rosa di pretendenti, tra cui Napoli, secondo l’inappellabile giudizio di un impreditore svizzero, Ernesto Bertarelli, patròn di Alinghi, l’imbarcazione defender.

Certo, Napoli ha una densità abitativa doppia (se riferita all’aera metropolitana, probabilmente quadrupla se riferita alla città) e questo può essere di ostacolo quando si tratta di ri-pianificare i luoghi; ma vi sono fin troppe coincidenze per non fare paragoni: sono città gemelle, se non speculari, eppure…

Eppure, Napoli è (solo) immensamente più bella, ma Valencia si presenta come una città pulita (non è Zurigo, certo, ma neanche Napoli) e non ha evidenti problemi di rifiuti; una città con una fitta rete di metropolitane e piste ciclabili, semafori a led, un centro storico chiuso al traffico e un diffuso servizio di bike-sharing. Ho incontrato alcuni (quasi) giovani italiani lì, rapiti dalla libertà che respiri, nei vicoli come nelle attrrezzate spiagge chilometriche, come nei curatissimi giardini del Turia che, dopo l’alluvione del 1957, sostituirono l’omonimo fiume che si decise di deviare. Una città alluvionata che si è ripresa tanto da costuire nel 1997 l’imponente e avvenieristica Città delle arti e delle scienze, fin poi a trasformare il profilo del suo porto in occasione dell’America’s Cup.

città arti e scienza

Valencia: 2 strutture della Ciudad de las artes y las ciencias (foto: A.Corbino, 2011)

E Napoli? A Bagnoli, area che tra pochi mesi dovrebbe ospitare le regate (nonchè eventi del Forum internazionale della Culture 2013) le ultime fumate dell’aerea a caldo dell’Itlasider risalgono al 1989, e nel 1992 la grande fabbrica chiude, lasciando spazio alla ricostruzione. In 20 anni Bagnoli è bloccata dall’immobilismo delle amministrazioni (di tutti i livelli) e dagli interventi della magistratura, necessari a fare chiarezza in vicende dove la trasparenza non sembra mai essere stata di casa. Vent’anni di ritardo sono un tempo incolmabile in un’epoca in cui tutto corre e i giorni contano come anni: pensiamo a cosa è riuscita a fare la Cina in molto meno tempo, pensiamo a come Valenzia sia riuscita a trovare nuovo slancio economico ed identitario in pochi anni. Pensate a Torino e alle Olimpiadi invernali 2006. E pensate a Napoli.

Napoli: struggente tramonto sul deserto dell'ex area industriale Ilva di Bagnoli (foto: A. Corbino, 2011)

Questo ci deve far riflettere su quanto essenziale per lo sviluppo di un territorio sia la capacità di governo (governance), che è  a un tempo affidabilità (accountability), trasparenza, onestà, progettualità partecipata.

E’ la quarta dimensione della sostenibilità: quella istituzionale ed organizzativa. In pratica la quarta dimensione è la capacità del framework istituzionale di condurre una comunità sul sentiero della sostenibilità. E’, per dirla con il popolo boliviano (Jose G. Justiniano Sandoval, 2002) la spina dorsale della sostenibilità politica: la Institutionality o, se si preferisce, la governence, la buona governance perché è legittimata dal basso all’alto e dal dentro al fuori. Tutto quanto è mancato, in questi anni, alla mia piccola, meschina, provinciale Napoli.  AC

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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Una risposta a Ma Napoli non è Valencia: la cattiva economia della cattiva governance

  1. diego ha detto:

    ho sempre pensato, dopo esserci stato nel 2006 durante la fase di trasformazione per l’America’s Cup e l’anno scorso a opere compiute, che Napoli potesse essere la Valencia italiana, solo più….bella! e anche io mi sono confrontato con alcuni italiani lì residenti, felici di vivere in un contesto non lontano come mentalità e clima dall’Italia ma più “facile”.
    Una diversità di condizioni di base di non poco conto l’ho trovata: Valencia non ha provincia e hinterland soffocanti e soffocati e nessuno si è mai permesso di lasciarla trasformare nella pattumiera d’Italia, con la complicità della classe politica e criminale, locale e nazionale.

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