Prodotto interno mafia. Recensione

Copertina libro Serena Danna

Copertina del libro curato da Serena Danna

Parlare è molto importante, perché i giovani hanno bisogno di sapere. La cultura della verità è l’unica che permetterà loro di non diventare ’ndranghetisti o vittime della criminalità organizzata”. N. Gratteri.

Prodotto interno mafia raccoglie cinque interviste curate da Serena Danna, giovane giornalista avellinese che per vocazione familiare (i suoi genitori erano giovani avvocati nel maxi processo alla Camorra del 1984) e professionale (lavora alla redazione della “Domenica del Sole 24 ore”) si è concentrata sula relazione mafie – economia. Il provocatorio sottotitolo del libro è difatti “così la criminalità organizzata è diventata il sistema Italia”, un’accusa inquietante che viene qui ben circostanziata.

I meriti della curatrice sono: 1) aver scelto un tema molto attuale e, a parer mio e dei 5 intervistati, centrale alla questione mafiosa; 2) aver scelto 5 testimoni privilegiati (ovvero 5 persone che costituiscono un osservatorio privilegiato di un fenomeno), tutti meridionali, molto diversi tra loro al fine di ricomporre questo complesso puzzle; 3) aver posto le domande giuste, a volta anche scomode; 4) aver scritto un’introduzione generale chiara e ricca di cifre, e 5 presentazioni coinvolgenti.

Il lettore sarà trasportato nella storia e soprattutto nell’attualità dell’universo del crimine organizzato attraverso le parole di: 1) Pietro Grasso, capo della Procura Nazionale Antimafia, che, oltre a parlare di questioni procedurali su come rendere più efficace la lotta al crimine organizzato, dice: “ il metodo mafioso – favorire privilegi ed annullare la concorrenza – è stato senza dubbio clonato in alcune zona di confine tra della politica e dell’economia”. 2) Nicola Gratteri procuratore aggiunto della Repubblica al Tribunale di Reggio Calabria, un manuale vivente sulla ‘ndrangheta, dice: “il capo di un locale gestisce la politica e l’economia del territorio. Per le elezioni del Sindaco il suo pacchetto di voti corrisponde al 20% dell’elettorato attivo. Con un tale pacchetto di voti gli ‘ndranghetisti, riescono a determinare no solo chi farà il sindaco ma anche quali saranno gli assessori, il segretario comunale,..”. 3) Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia dal 2006, che ha proposto (e attuato) l’espulsione da Confindustria degli imprenditori che pagano il pizzo, sfata il mito dei mafiosi interpreti estremi del’economia di mercato e dice, tra le mille cose interessanti, “vorrei che il sindacato smettesse di rappresentare cento precari selezionati da dieci assessori e messi in un ente solo per meriti politici: sarebbe un segnale importante per l’opinione pubblica”. 4) Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo dal 2007. Non è un prete di periferia o di trincea, ha sempre fatto il prete- politico-burocrate, anche nella Conferenza episcopale italiana. Nel 2010 è stato promotore del documento della Cei “Chiesa italiana e Mezzogiorno”, in cui vi è una condanna della mafia. Nonostante questa sua buona (e, ne sono certo, difficile e sofferta) azione, Mogavero resta un politico e personalmente ritengo a dir poco imbarazzanti ( per se stesso, per la comunità credente e per un lettore di media intelligenza) le sue mezze ammissioni sulle non colpe della Chiesa per il “grande silenzio” degli anni sessanta e settanta, sulla pastorale “Il vero volto della Sicilia” con cui nel 1964 il cardinale Ernesto Ruffini affermò che la mafia non esisteva perché era “un’invenzione dei comunisti”, o sul caso dei preti che riciclano soldi della mafia perché viene loro promesso che una parte va in beneficienza. Nel libro, accanto a questi paragrafi, ho scritto a penna istintivamente l’annotazione “minchiata”.  5) Moisés Naìm, meridionale anch’egli perché nato a Tripoli e cresciuto in Venezuela, economista, già direttore della rivista “Foreign Policy” e autore del best seller “Illecito”, ci spiega le relazioni internazionali del crimine organizzato. Personalmente non condivido alcune della cose dette da Naìm, tra cui la quella che il crimine organizzato “non avrebbe interesse a mettersi in società con estremisti (i terroristi, ndr) che calamitano l’attenzione”. Ma l’esperto è lui..

Un appunto: credo che il panorama sull’universo del crimine organizzato sarebbe stato più completo se fosse stato intervistato anche un magistrato esperto di problemi di traffici di rifiuti (ad esempio Donato Ceglie, che ha condotto per anni le principali indagini su questa materia in territorio casalese per vent’anni). Difatti, a mio modo di vedere, la distruzione della risorsa territorio causata da questi traffici rappresenta una nuova (ma non recente) “frontiera culturale” delle mafie che, per profitto, sono disposte ad avvelenare proprio quel popolo di cui si sono sempre proclamate protettrici.

In conclusione, un bel libro da leggere, per capire.

Prodotto interno mafia – così la criminalità organizzata è diventata sistema Italia, a cura di Serena Danna, Einaudi, 2011, pagg. 165, € 16.

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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