Pillole di economia: la canzone del commercio equo e solidale

Manchester, un cartello avvisa: "questa è una chiesa che usa solo commercio equo". Quando (ahimè raramente) la religione sposa la giusta economia (fonte: www)

Questi piccoli articoli che ho chiamato “pillole” nascono con l’intento di dare un punto di vista diverso e soprattutto una chiave di lettura più accessibile su questo grande mondo sconosciuto che è l’economia. L’obiettivo è sempro lo stesso: portare sempre più persone  ad avvicinarsi a temi che sembrano essere roba da professori e che invece sono, e devono essere, pane quotidiano per i denti di tutti.

In questo caso prendo spunto dal convegno di presentazione delle tesine del Laboratorio di Diritto, Etica e Responsabilità d’imprese (1), cui ho assistito oggi presso la Camera di Commercio di Napoli. Questa pillola contiene polvere di commercio equo e solidale (ComES), una pratica di commercio internazionale che la leggenda vuole essere nata circa 60 anni fa per un patto di solidarietà economica tra un gruppo di acquisto olandese e dei produttori d’arance siciliani ridotti alla fame da mafia, ritardi infrastrutturali e siccità. Come ricorda Angelo Aquaro in un recente articolo (2), il ComES ha avuto in questi ultimi anni un notevole boom: un giro d’affari da 6 miliardi di dollari.. un tasso di crescita del 27 per cento annuo e il tutto in tempo di crisi! Non mancano le eccezioni: alcune botteghe, a Napoli, per esempio, sono in gravi difficoltà, perchè i principi etici che governano il ComES non permettono grandi ricarichi sulla vendita dei prodotti (anche il consumatore/cliente finale va rispettato).

I principi del CoMES sono semplici: mentre nel commercio tradizionale il produttore iniziale viene strozzato dall’intermediatore, cui va la maggior parte del profitto, nel ComES compratore (centrale di importazione) e produttore pattuiscono un giusto compenso. Il costo iniziale più alto viene compensato con l’eliminazione di tanti anelli della catena dell’intermediazione. Inoltre il ComEs comporta una serie di misure integrative del rapporto commerciale quali: a) pagamento anticipato per il raccolto successivo; b) rapporto fiduciario con i fornitori, cui viene garantita continuità se rispettano le regole, quali c) rispetto delle leggi sul lavoro minorile e del lavoro in genere, rispetto dell’ambiente, re-investimento di parte dei profitti per migliorare la vita della comunità (scuole , centri comunitari, formazione..). As easy as that!

Certo, il ComES non è esente da critiche o polemiche, tra cui spicca, in questi giorni, l’esplosione a livello dei massimi operatori economici del settore (Fair Trade USA e Fair Trade International)  dell’annoso dilemma: il ComES deve restare confinato a nicchia di mercato o aprirsi alla GDO – grande distribuzione organizzata, ivi inclusa la partnership con “discussi partners” quali Nestlè, WalMart, Starbucks?

Rispondere a questa domanda non è facile. Ciò che è certo è che un prodotto del ComES, qualsiasi esso sia, non può essere venduto con noncuranza, ma va accompagnato da un’informazione circostanziata e appassionata, quella che in genere ci mettono gli operatori delle botteghe del mondo. Fare cultura, far capire il perchè etico di una scelta economica non può essere disgiunto dall’acquisto di quel prodotto. Ciò detto, è bello pensare che vi siano nazioni dove i prodotti del ComES, da sempre considerati di nicchia perchè più costosi, stiamo acquistando quote di mercato rilevanti (si parla, ad esempio, di 1/3 della banane vendute dalla GDO inglese), perchè questo incremento di vendite dovrebbero significare un maggior e più concreto supporto commerciale a tanti agricoltori nel Sud del mondo, che possono così affrancarsi da condizioni di lavoro insostenibili.

La pillola di questo tema è sotto forma di musica: un poetico video – disegno accompagna la bella canzone di Daniele Sepe “Un’altra via d’uscita” http://www.youtube.com/watch?v=ud6ylZ2EQfo , illustrando a tutti i nostri sensi con semplicità come malfunziona il commercio tradizionale e come benfunziona il ComES. Buona visione, buonaeconomia! AC

Note: (1) Il Laboratorio di Diritto, Etica e Responsabilità d’imprese è attivato  dal Corso di laurea in Scienze del Turismo ad Indirizzo Manageriale (STIM) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dal Consorzio Promos Ricerche, Sportello RSI della Camera di Commercio di Napoli ;  (2) http://temi.repubblica.it/micromega-online/equo-solidale-o-multinazionale/

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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