Il valore della fiducia e la suicidioeconomia del falso bio

Arance all'ombra dell'Etna (foto: sito INEA Sicilia)

Gli agricoltori e i trasformatori italiani sanno bene quanto il falso incida negativamente sui bilanci delle loro aziende e quindi sul futuro dei loro figli.  Secondo Federalimentare “il falso Made in Italy raggiunge infatti i 60 miliardi di euro l’anno. Il fenomeno si articola, secondo le ultime stime, in 54 miliardi di Italian Sounding (ovvero la produzione che fa “eco” subdolamente al Made in Italy) e 6 miliardi di contraffazione vera e propria… una cifra enorme che raggiunge quasi metà del fatturato alimentare, pari a 127 miliardi e vale oltre il doppio dell’export nazionale, pari a 23 miliardi(1).

Sul mercato USA e Canada “le ultime stime di Federalimentare sull’Italian sounding sono “sconcertanti”: il 97% dei sughi per pasta venduti nei supermercati sono pure e semplici imitazioni. Il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto è falso e altrettanto falso è il 76% dei pomodori in scatola. Addirittura scopriamo che solo il 15% dei formaggi italiani è autentico: nel Nord America l’imitazione specifica di parmigiano, provolone, ricotta e mozzarella è pari quasi al 100%” (2).

Eppure gli agricoltori italiani si stanno prodigando per differenziare il loro prodotto di qualità da quello della concorrenza, leale o sleale che sia, straniera. Si può così spiegare la corsa a produrre biologico certificato: “nel 2000, data dell’ultima rilevazione dell’Istituto di statistica, l’agricoltura biologica rappresentava il 7,9% della Superficie agricola utilizzabile totale; nel 2010 è arrivata a rappresentare l’8,6 %” (3). E i cittadini, complici anche le notizie sempre più allarmanti sugli sversamenti illeciti di rifiuti tossici nella campagne di quasi tutte le regioni del Paese, stanno premiando questa scelta: “il mercato del biologico nel primo quadrimestre del 2011 è cresciuto dell’11,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ed il 76 % degli italiani acquista prodotti biologici almeno una volta al mese” (4).

Ciò premesso, appare allora ancor più sciagurata, se non suicida, la scelta di malafede di alcuni  – in Sicilia vi sono ben 8.369 aziende biologiche (5) – imprenditori siciliani di orchestrare una truffa bio, quindi di vendere come biologici prodotti che biologici non sono. L’inchiesta di Repubblica sul Falso Bio (settembre 2011), racconta di un sequestro dei NAS di Ragusa a Cassabile di oltre 130 tonnellate di limoni (argentini) per un valore complessivo di 300 mila euro, cui gli operai stavano applicando l’etichetta bio. Lo stesso, spiega l’inchiesta, è avvenuto con “falso l’olio extravergine d’oliva doc di provenienza tunisina, falso il pistacchio “iraniano” di Bronte, false le arance “bio” dal Marocco, falsi i carciofi dop locali prodotti in Egitto”. MAMMA MIA, aggiungo io!

E’ ovvio che esempi (eccezioni ad un sistema largamente virtuoso, per fortuna) del genere fanno sorgere anche molti dubbi sulla validità delle certificazioni.  Io sono tra quelli che a una sterile certificazione, preferisce il lento processo di conoscenza diretta consumatore – produttore, i cui prodotti non devono essere necessariamente certificati bio; mi basta invece che il produttore sia una persona conosciuta e fidata, con cui condividere degli obiettivi di vita e accordarsi sul prezzo equo, cioè giusto per entrambi (così come succede nei GAS). Ma è chiaro che questo tipo di processo richiede tempo, una risorsa ahimè oggi scarsa e ciò costringe la maggior parte dei consumatori a doversi accontentare di forme succedanee di garanzia, quali le certificazioni.

Ma perchè fattacci come il falso bio, ancorchè eccezioni , sono ancor più gravi di fenomeni come l’Italian sounding? Perchè la scelta del consumatore di spendere una cifra maggiore per prodotti di qualità superiore e certificata si regge sul quella bellissima cosa che in economia (e in italiano) si chiama la fiducia. Se si mina la fiducia del consumatore nel biologico, si mette a rischio tutto la filiera produttiva della qualità: tanto vale compare il prodotto al più basso prezzo possibile – penserà il consumatore – almeno così rischio di perderici insalute ma non in soldi, che sono pochi. Una tragedia! 

E’ difatti importante ricordarsi che, al di là della dichiarazioni di principio, per trasferire sviluppo sostenibile nell’economia reale, traducendo i principi e le regole in azioni tangibili, è necessario creare i presupposti di un’economia della responsabilità, in cui un sistema virtuoso e coerente che leghi a doppio filo i destini di tutti gli attori di un territorio: istituzioni centrali, enti locali, imprese, consumatori, associazioni, certificatori (6). Il doppio filo che tiene legati questi pezzi di sistema, il collante che tiene unite le tessere del puzzle ha appunto 2 nomi: coerenza e fiducia, intesa come elemento alla base dell’economia (7).

Saranno pertanto necessarie: A) Istituzioni centrali (Ministeri e agenzie collegate) che internalizzino la sostenibilità nelle loro politiche di lungo periodo; tutelino i consumatori da truffe e da adulterazioni; informino i consumatori sul valore aggiunto di prodotti garantiti e di qualità. B) Enti locali che sappiano incentivare il lavoro di chi orienta la produzione alla sostenibilità; promuovano gli acquisti verdi (in inglese GPP – Green Public Procurement); coadiuvino le autorità centrali in attività di controllo del rispetto delle leggi sul territorio; tutelino l’integrità ambientale di un territorio, come risorsa base per implementare processi produttivi virtuosi. C) Produttori che vogliano e siano in grado di rispettare tutte le norme esistenti; scommettere sul valore aggiunto della qualità, adottando comportamenti pro-attivi per un continuo miglioramento della filiera produttiva; informare in maniera semplice e trasparente i consumatori. D) Consumatori che si informano e premiano il mercato, rinunciando ad acquistare i prodotti solo in base al miglior prezzo o ad aspetti esterni (confezione,..) o pratici (cibi precotti,..); che acquistano prodotti a chilometri zero, in mercati locali, supportando le economie di territorio;  denuncino truffe e cattive pratiche. E) Associazioni di consumatori e ambientaliste vigili ed attente a tutelare gli interessi collettivi, collaborando attivamente con le istituzioni in attività di sensibilizzazione e denuncia (fondata su dati certi!). F) Certificatori e responsabili interni/esterni di sistemi di controllo e gestione di qualità che facciamo il proprio mestiere in maniera indipendente e “a regola d’arte”.

Se uno di questi elementi tradisce la propria missione ed assunzione di responsabilità rispetto all’obiettivo dello sviluppo sostenibile, il ciclo virtuoso non può attuasi e quindi è destinato a fallire. Esattamente come uno Stato in cui i cittadini evadono le tasse, le categorie professionali vivano di rendite e privilegi, e i politici e amministratori siano corrotti (vedi Grecia e… altri Paesi). AC

Fonti: (1) Federalimentare, comunicato stampa del 19 gennaio 2012. Federalimentare è la Federazione aderente a Confindustria che, con le sue 17 Associazioni di categoria, oltre a FederPesca ed Airi, rappresenta e tutela l’Industria alimentare in Italia, seconda industria manifatturiera del Paese dopo quella metalmeccanica. In Europa, Federalimentare aderisce alla Food Drink Europe. (2) Federalimentare, rapporto Fattore Export, 2011 (?). (3) Il Sole 24ore, 21/07/2011. (4) ISMEA, 2011. (5) Assessorato regionale politiche agricole e alimentari, dato 2010. (6) Il seguente paragrafo è tratto e riadattato da: A. Corbino “Economia e diritto ambientale per le produzioni marine: spunti di riflessione”, Boopen Editore, 2010. (7) Che l’economia si basi sulla fiducia è una delle tesi fondanti delle analisi dell’economista Partha Dasgupta, docente a Cambridge e già presidente della Royal Economic Society e della European Economic Society, uno dei massimi esperti mondiali di economia dell’ambiente . “..l’economia è nata con l’uomo e con la sua capacità di effettuare scelte consapevoli per raggiungere la soddisfazione di un bisogno attraverso uno scambio; lo scambio avviene in base a bisogni e ad aspettative: io ho bisogno di una certa cosa e mi aspetto che tu, in cambio di ciò che ti do e che risponde a sua volta ad una tua aspettativa, non mi deluda. Perché lo scambio sia continuo è necessario che ci sia fiducia nella risposta alle aspettative”.

Annunci

Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
Questa voce è stata pubblicata in Attualità, cattiva economia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...