25 aprile: liberiamoci dalla cattiva economia

Roma, macerie di vecchia economia (foto: A. Corbino, 2012)

Trento, Firenze, Napoli. Ma anche l’Italia “minore”, quella di Donnalucata, Bosa, Altivole, Ozzano Emilia, Cepagatti, Montecchio Maggiore. In tutta Italia oggi si festeggia la Liberazione dalla dittatura (nazi-fascista). Anche in quei luoghi, appena citati, in cui imprenditori e artigiani schiacciati dai debiti hanno deciso di togliersi la vita, in questi primi mesi del 2012. Nord, Centro e Sud uniti nella disperazione di una crisi economica che sembra non lasciare scampo agli onesti, a quelli che hanno lavorato e rischiato tutta la vita, quelli che vengono retoricamente definiti la spina dorsale del “sistema Italia” e che dal sistema Italia vengono quotidianamente umiliati e schiacciati (e qui mi viene da pensare che “sistema” è un sinonimo di Camorra!).

Questa festa, che forse dopo 69 anni in pochi sentono, non avrebbe allora più senso se la si cominciasse a vedere come punto di svolta affinchè questo Paese si liberi dalla cattiva economia, in cui la finanza e le banche d’affari dominano e massacrano le imprese e i lavoratori? Non sarebbe il caso di diventare partigiani e alfieri della buona economia, di quella che riporta al centro l’uomo e il lavoro umano, ri-assegnando al denaro il suo giusto ruolo, che è quello di servo e non di signore, di mezzo e non di fine? Non sarebbe il caso di pensare ad un’economia del bene comune?

Lo so che questo può sembrare pura utopia, discorsi da freakettoni. Ma io la buona economia l’ho vista, so che c’è e che si sta facendo largo a piccoli passi, nel mondo reale. L’Italia, terra di Leonardo, di Marconi e di Fermi, paese innovatore per definizione perchè l’innovazione nasce dalla necessità e dalla bellezza, potrebbe diventare un Paese pioniere, se solo i suoi governanti non fossero così vecchi e attaccati alla teorie di vecchi libri di economia che non hanno più nessun valore in un mondo completamente diverso da quello in cui frono scritti (ritorni a studiare, prof. Monti, si aggiorni!).

Se non credete a me, perdete un’ora, oggi stesso, a guardare il servizio “Smarcamenti di campo” realizzato da Michele Buono, giornalista di Report e andato in onda su Rai Tre domenica 22 aprile: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-571e19e3-6925-4313-acd8-d90453d280c4.html .

“Nei prossimi 60 minuti vi racconteremo di un mondo che non esiste”. I protagonisti di questo video rappresentano un campione abbastanza vario da poter pensare che sia possibile, in ogni campo, realizzare nuovi modelli di economia solidale: produzione, finanza, servizi. Solidale viene dal latino solidus – compatto e si contrappone del modello dominante al concetto degli attori dell’uno contro gli altri armati, concorrenti: lavoratori contro imprenditori, imprenditori contro Stato, banche contro tutti, produttori contro consumatori. Non c’entra niente col comunismo: è solo innovazione, stare al passo con i tempi. Nel video sentirete eresie di questo tipo:

Pat Donovan, dir. gen Bremer Bank (USA): “I nostri finanziamenti sono costituiti dal denaro dei clienti. Concediamo prestiti e poi, il 92% dei dividendi va alla fondazione Otto Bremer che li ridistribuisce totalmente per attività sociali utili alla comunità. Come banca, ridistribuiamo nelle comunità dai 3 ai 4 milioni di dollari ogni anno”.

A Nantes (F) vogliono eliminare la moneta negli scambi tra le imprese locali. Ci stanno lavorando l’amministrazione della città, la sua banca pubblica e un professore della Bocconi di Milano. Solo un’unità di conto presso il Credito Municipale che compensa debiti e crediti. Jacques Stern – dir. gen. Credtito Municipale di Nantes: “Gli scambi sono praticamente istantanei, per via informatica. Le imprese pagheranno solo le spese di commissione che saranno al massimo dell’1%. Se si calcola che il costo del denaro può arrivare oggi fino al 7% per un’impresa, c’è una differenza importante. Il costo del denaro si divide per 4 e questo potrà generare più attività e più lavoro”.

Helmut Lind – pres. Sparda Bank, Monaco di Baviera: “speculavamo un po’ su tutto: titoli, divise, materie prime. Come banchiere pensavo che fosse giusto ottimizzare al massimo i profitti. Ma un certo momento ci siamo chiesti: “ è davvero questa la via migliore?” E abbiamo messo sul banco di prova gli affari che abbiamo fatto per anni. Abbiamo smesso. Abbiamo cambiato idea perchè stavamo contribuendo anche noi a creare un sistema staccato completamente dalla società. E allora siamo ritornati a fare il mestiere della banca: raccogliere e distribuire denaro nel territorio e creare ricchezza. Semplice. Tutto il resto alle persone non serve. Se non ci si guadagnasse per niente noi non esisteremmo. Non abbiamo più dividendi del 10, 11 o 12 per cento, ma del 5 per cento e viviamo tutti bene”.

Wolfgang Heckel – imprenditore: “non è una cooperativa, ma ridistribusico gli utili tra i lavoratori perché contribuiscono al successo dell’azienda quindi è giusto che partecipino anche agli utili. Nel progetto dell’economia del bene comune, la forbice degli stipendi è tra 1 e 20 al massimo. Da noi abbiamo stabilito che il mio guadagno non possa superare più di tre volte quello di un operaio.

Alessio Ciacci, assessore all’ambiente Capannori (Lucca): “in Ascit – l’azienda che gestisce i rifiuti che è interamente pubblica –   lavorano oggi 120 persone e 50 di queste sono state assunte grazie ai minor oneri per quello che ogni giorno mandiamo in discarica”.

 A che cosa servono, giornate come questa, se non a sognare un futuro migliore. Buona Liberazione a tutti! AC

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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3 risposte a 25 aprile: liberiamoci dalla cattiva economia

  1. Vincenzo ha detto:

    Diciamo che Monti ha ignorato qualunque libro di economia. Tutti sanno che per rilanciare l’economia l’ultima cosa da fare e’ aumentare le tasse. E lui cosa ha fatto ? Aumentato le tasse, geniale. Ci voleva il professorone. Intanto le imprese falliscono e la recessione galoppa e il minimo vantaggio che poteva esserci da questo aumento potrebbe essere uguale a zero se non negativo

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    • Alberto Corbino ha detto:

      che bello avere un commento da un Australiano, grazie! Ma allora misegui… Senti, ma secondo te è solo perchè io e te siamo laureati in scienze politiche e non in economia e commercio che la vediamo così…?

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      • vincenzo ha detto:

        Tonino, certo che ti leggo. Monti sara’ classe 1940 ? 1930 ? Forse all’epoca c’erano ancora le teorie economiche dell’economia feudale sui libri…un po di aggiornamento non guasterebbe visto il compito assegnatogli

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