Calabria: il coraggio di cambiare

Camminando con Antonio Napoli per le terre liberate della Valle del Marro

In fondo mi dispiace di titolare un post sulla Calabria in questa maniera. Avrei preferito – cosa che mi riprometto di fare – parlare dell’ottima mattonella di gelato pezzoduro della gelateria “Francesco Pisciuneri” di Gioisa Ionica, o parlarvi delle meraviglie di Gerace o della gentilezza dei gestori dei bagni Crazy Beach sul mare di Roccella Ionica.

Ma ho un buon motivo per scrivere di coraggio: ho incontrato, nel mio percorso di formazione sul campo con gli studenti di Arcadia University (vedi post precedente) due persone eccezionalmente e differentemente coraggiose. E so che a loro non farà piacere sentirsi definire così, perché pur consapevoli di ciò che hanno fatto, stanno facendo, e dovranno continuare a fare, sono persone umili e concrete.

Ieri abbiamo visitato la Cooperativa Sociale Libera Terra – Valle del Marro nel Comune di Gioia Tauro, nell’omonima fertile piana. Lì abbiamo trovato un gruppo di volontari toscani chini sotto un sole impietoso a strappare erbacce tra i filari melenzane e peperoni, che spiccavano in bell’ordine sulle terre confiscate alla mafia. In mezzo a loro ecco Antonio Napoli, socio e animatore della cooperativa, famiglia contadina e laurea con lode in filosofia. Antonio è un filosofo contadino che ci accoglie con una frase di John Lennon “la vita è ciò che ti succede mentre sei intento a fare altro” e che chiuderà il suo coinvolgente racconto sulla ‘ndrangheta con la frase -slogan della cooperativa “di tutte le cose da cui si può ricavare vantaggio nessuna è migliore dell’agricoltura, nessuna più dolce, più degna dell’uomo libero”. Quanto è stato difficile per me, povero topo d’aula, tradurre in arido neapolitan – english l’ars oratoria di questo uomo innamorato della sua terra, fiero lottatore, saggio tanto da dire con, amara consapevolezza, che la nostra generazione non vedrà un’Italia libera dalla mafie ma se seminiamo buoni frutti, la vedranno le generazioni a venire. E quanto coraggio c’è voluto avviare una cooperativa di Libera sulla terre confiscate, quando, oltre 10 anni fa, lui e Giuseppe Ritorto della Associazione Don Milani giravano la provincia di Reggio, prendendo appunti, pronunciando in pubblico frasi innominabili nella terra dell’onnipotente famiglia Piromalli, scrivendo sogni, mettendo su progetti. E poi, sulla strada del ritorno, una rapida visita al palazzo a sei piani confiscato a Polistena, simbolo del potere della famiglia Versace, che presto diverrà invece sede e seme di futura speranza per le cooperative di Libera. Grazie Antonio (e grazie Giuseppe, che, oltre a sognare con Antonio, ci ha guidato in questa indimenticabile settimana!).

Ascoltando Deborah Cartisano

E poi stamattina Deborah Cartisano ci ha aperto casa sua, quella sul mare azzurro e luccicante di Bovalino, semplice, messa su con amore e sudore dai genitori; quella stessa da cui, nel 1993, uno degli ultimi anni della lunga stagione di sequestri, quattro uomini rapirono suo padre Lollò, uomo di pace e di mare, amante anche di quell’Aspromonte, allora tanto famigerato, che restituirà le sue spoglie solo 10 anni, per ironia della sorte proprio sotto il suo luogo preferito, Pietra cappa, un enorme monolite . Non so come si faccia ad accettare una cosa così: nella Calabria di vent’anni fa era una colpa essere un uomo onesto, un artigiano della fotografia, che anni prima aveva rifiutato di pagare il pizzo. Non so come si possa accettare di ritornare a frequentare quei luoghi così dolorosi, di viverci addirittura, come oggi fa Deborah con tutta la famiglia. “Cosa ti ha fatto tornare?” chiede Billy. E lei,con la voce romantica e determinata: “Mio padre mi ha fatta tornare. Lui amava questi posti e non avrebbe accettato la mia sconfitta, il mio rifiuto a continuare ad occuparmi di questa terra”. E i suoi compaesani, la Locride, Libera, la Calabria continuano ad occuparsi di Lollò Cartisano, ravvivando la memoria di questo calabrese fiero, bello e dritto come un fuso, anche con una lunga marcia da San Luca alla Pietra Cappa. Ogni anno. E ogni anno chi vuole deposita una pietra con un fiore disegnato sul luogo dove i suoi resti mortali furono ritrovati tramite una lettera anonima alla famiglia in cui uno dei suoi carcerieri chiedeva perdono: un cuore di pietra che si apre, facendo nascere un fiore della speranza. Chiuderei con le parole di Deborah: per sconfiggere la mafia serve un esercito .. di maestri, educatori ed operatori sociali che siano in grado di trasmettere ai giovani valori positivi più forti di quelli mafiosi. Grazie Deborah! e grazie a Flavia (Famà) e Stefania (Grasso) e a tutti familiari di vittime innocenti di mafia che continuano instancabilmente la loro umile opera di testimonianza.

Per maggiori info: http://www.valledelmarro.it ; http://www.libera.it  AC

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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