Il Comune di Napoli conia la moneta locale. O meglio, la copia.

*Il Comune di Napoli a guida Luigi De Magistris è ormai noto per laportata innovativa di alcune sue iniziative: l’istituzione dell’Assessorato ai beni comuni, acqua pubblica e democrazia partecipativa, primo nel suo genere in Italia; la pedonalizzazione di parte del lungomare, che ha ospitato eventi sportivi  di livello internazionale; il registro delle unioni civili, ancor prima di Milano; addirittura la prima pista ciclabile in città.  Da napoletano plaudo, anche se mi verrebbe da obiettare che sono ben altre le priorità. Ma è pur vero che da qualche parte la cura del moribondo deve pure cominciare e poco importa in fondo se è dal maquillage: forse di più a un Sindaco napoletano non è concesso, e noi quarantenni che abbiamo vissuto il restyling cittadino voluto da Bassolino primo lo sappiamo bene.  Ma andiamo oltre, parlando dell’ultima trovata innovativa: il Comune di Napoli è pronto a stampare moneta locale, il Napo, dopo che una giuria ha eletto il vincitore del concorso del disegno che andrà sui buoni sconto. L’idea fu annunciata  già 10 mesi fa – e in perfetto italiano – dal suo ideatore, l’Assessore  allo sviluppo Marco Esposito. La funzione delle valute alternative, i cui primi esperimenti risalgono agli Exchange bazaars ideati da Robert Owen nell’Inghilterra del 1832, è quella di incentivare l’economia di comunità, ancorando la circolazione di moneta al territorio. Nelle intenzioni del Comune di Napoli a ciò si aggiunge unaconnotazione etica:  potranno richiedere i Napo(orso capo – scusate, è più forte di me) solo i cittadini onesti e virtuosi, ad esempio quelli in regola con il pagamento dei tributi locali; inoltre i negozianti, che dovranno riconoscere al portatore sano di Napo(letanità) il 10% di sconto, potranno poi riportare al Comune i Napo guadagnati, ottenendo in cambio dall’amministrazione iniziative di arredo urbano nella propria strada.  Proprio questi due elementi – l’eticità del consumatore e la restituzione dei Napo al Comune sono – come dice l’Assessore Esposito intervistato da Napoli Urban Web – i motivi che hanno fatto propendere la scelta verso una nuova moneta locale, “snobbando” lo Šcec(napoletanizzazione di cheque ma anche acronimo di Solidarietà Che Cammina), cioè il circuito di moneta locale nato proprio a Napoli nel 2007 e poi adottato in altre città, che ha addirittura dato il nome all’associazione Arcipelago Šcec, cabina di regia di tutte le altre esperienze di buoni locali in Italia, presente in mezza Italia.

Quello che dice l’assessore sarà anche vero, ma credo che il rischio concreto sia, come troppo spesso accade nel meridione, una frammentazione – duplicazione delle iniziative, con una conseguente quanto inevitabile perdita di credibilità e di efficacia.

A me piace pensare che il Comune di Napoli abbia fatto di tutto per aderire al circuito Šcec, magari suggerendo elementi di innovazione,  prima anche solo di pensare al Napo. E che poi, dopo tanti tentativi, l’adesione non sia stata perfezionata per meri e insormontabili motivi tecnici. Questo perché ritengo che sarebbe stato importantevalorizzare e dare credito a un’esperienza di successo che coinvolge già tantissimi esercenti e perché, per una volta, la società civile sarebbe stata realmente coinvolta in unprocesso di democrazia partecipativa.

* (pubblicato su labuonaeconomia.investireoggi.it il 21 settembre 2012)

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