Un libro nella calza del futuro premier

Egregio sig. primo ministro della Repubblica Italiana prossimo venturo (chiunque lei sia),

nel caso stia pensando che vincere le prossime elezioni politiche sia solo questione di affermare la forza del suo ipertrofico apparato politico o le sue vecchie teorie economiche ex catedra, vorrei ricordarle che in ballo, questa volta, c’è molto di più. C’è la dignità di almeno 2 generazioni di giovani (ed ex giovani) che vivono un’economia stagnante da tempo immemore, senza prospettiva alcuna; la dignità di imprenditori seri e onesti mortificati da tasse e oneri enormi, da una burocrazia asfissiante, dai ritardi dello Stato cattivo – pagatore ma spietato-esattore; la dignità di chi ha scelto di fare della ricerca e dell’istruzione la propria missione e si trova ad elemosinare – magari dopo 20 anni – una supplenza o un assegno di ricerca. In poche parole: c’è la dignità di un Paese che dovrebbe essere faro del mondo e che invece è visto, sempre più e da sempre più parti, zavorra, relitto, pericolosa secca affiorante a cui girare alla larga.

Per salvare la dignità dell’Italia ci vuole un’inversione di rotta totale, e ciò necessita di coraggio e soprattutto di idee nuove per concepire e realizzare un sistema economico e sociale innovativo: e, le sue idee, se ne faccia una ragione, sono tutto fuorché nuove. Sono vecchie ma non sagge e soprattutto, non funzionano.

Allora ecco il mio augurio: che la Befana le porti un libro, e che, voi, divorati dalla curiosità, lo legga in una sola notte e ne faccia tesoro. Il dono a cui ho pensato è: “L’economia del bene comune. Un modello economico che ha futuro” di Christian Felber, economista e attivista austriaco (dovrei aggiungere giovane, ma siccome il nostro ha 40 anni è giovane solo in Italia e non altrove nel mondo).

Il libro racconta di un progetto iniziato nell’ottobre 2010, nel quale ci si propone di sperimentare, istituire e diffondere un nuovo modello economico e, strettamente legato ad esso, nuovi modelli di democrazia e istruzione.

La cosa che per prima salta all’occhio è che, contrariamente a quanto si possa pensare, i principali protagonisti non sono piccoli enti non profit,  vetero-ambientalisti o vetero sindacalisti ma bensì imprenditori, di quelli veri, che rischiano, investono, producono, assumono, pagano le tasse, e che vivono in particolare in quella macro regione europea che parla tedesco, a cavallo tra alto Adige, Austria, Germania. Ad oggi il progetto ha 650 imprese sostenitrici in 15 Paesi (compresi USA, GB, Spagna, Honduras, Svizzera), e 300 imprese pioniere (in 8 Paesi).

Cosa si propone l’economia del bene comune? E’ bene chiarire che essa è una forma di economia di mercato e si fonda su alcuni suoi elementi di base: imprese private (che possono fallire) e denaro.

Ma l’economia del bene comune vuole però cercare di: 1) risolvere la contraddizione di valori tra economia e società, premiando e promuovendo nell’economia gli stessicomportamenti e valori che portano al successo anche nei rapporti umani: fiducia, apprezzamento, cooperazione, solidarietà e condivisione; 2) applicare in maniera conseguente in economia lo spirito, i valori e gli obiettivi della nostre costituzioni – l’attuale ordine economico viola lo spirito delle costituzioni; 3) misurare il successo in maniera diversa, passando da indicatori dei valori di scambio: il prodotto del bene comune di un’economia nazionale e il bilancio del bene comune sostituiscono il PIL e il profitto economico. Il bilancio del bene comune misura come vengono applicati 5 principi:dignità umana, solidarietà, ecosostenibilità, equità sociale, democrazia.

Altro aspetto interessante del Progetto è che esso rappresenta un modello non finito  sottoposto a continue verifiche ed aggiustamenti: un processo di partecipazione a sviluppo aperto che dovrebbe culminare nell’inserimento di modifiche alla parte economica della Costituzione. Ma, anche allora, il modello resterà naturalmente aperto allo sviluppo. E questo è un bene, visto che alcuni aspetti del modello, in particolare quelli che pongono limiti alla proprietà privata, avrebbero bisogno di numerose limature prima di poter essere accettate dai nostri parlamenti.

L’innovazione non si esaurisce nel modello economico, ma si estende a quello didemocrazia e in quello educativo, secondo il quale esistono sei contenuti di base per ogni livello scolastico: sentimenti, valori, comunicazione, democrazia, percezione della natura, sensibilizzazione verso il nostro corpo.

In ultimo, per accreditare l’ipotesi di un modello economico diverso, Falber riporta e descrive alcuni interessanti casi (alternativi) di successo: la Mondragòn Corporaciòn Cooperativa (Paesi Baschi), la più grande cooperativa del mondo presente in 19 paesi e che comprende 256 aziende in vari settori produttivi; La SEMCO brasiliana, attiva sul mercato mondiale si servizi alle imprese; le fattorie collettive in Germania; la rete dicommercio equo e solidale Eza Fairer Handel srl in Austria; la Sekem, cooperativa egiziana che impiega 1.850 collaboratori e che comprende 7 aziende del settore dell’agricoltura biologica e tessuti ecologici; la Sparda Bank a Monaco di Baviera e tante altre.

Oltre al futuro primo ministro, suggerisco a voi tutti di acquistare, leggere e magari anche donare questo libro:  per fare sogni concreti a volte è necessaria una giusta fonte di ispirazione.

Christian Felber, “L’economia del bene comune“, ed. Tecniche Nuove, Milano, 2012, pagg. 223, € 14,90.

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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