Isole di buona economia nel Nord Est *

 

Nell’ultimo post ho parlato del Laboratorio di Nuova Economia (nome provvisorio, anche perchè a noi piacerebbe che non avesse aggettivi) promosso da Banca Etica, che si è posto l’obiettivo di definire un modello di questa X economia, andando oltre la tradizionaledicotomia tra profit = cattivo / no profit = buono, e agendo com metodo induttivo, partendo cioè dall’osservazione di alcuni casi reali e interviste a testimoni privilegiati.

Qualche giorno fa, il laboratorio itinerante ha fatto tappa (la terza) nel Nord Est, partendo dalla cooperativa agricola Ca’ Magre, a Isola della Scala, VR (http://www.camagrecoop.net/), un simbolo per l’agricoltura biologica di tutta Italia. 25 anni fa Ca’Magre era solo un rudere con attorno 4 “campi veronesi” (12.000 mq)  e l’entusiasmo di 5 giovani. Oggi è una realtà da 1 milione di euro di fatturato, 12 soci, 15/20 lavoratori (stessa paga – 6,5 euro/ora – per soci e contrattualizzati), e 30 ettari, che ha nella vendita diretta di prodotti stagionali il proprio punto di forza (70%): ogni stagione porta al mercato 20-30 referenze stagionali. Il restante 30% lo fatturano vendendo ai GAS – Gruppi di Acquisto Solidale – spesso molto GA e poco Solidali.

Ci siamo poi spostati nel mantovano per incontrare il calzaturificio Astorflex(www.astorflex.it), che ha da anni intrapreso il progetto “Ragioniamo con i piedi” per produrre scarpe tutte italiane. In questa sede  è stata evidenziato il grande problema dei costi della distribuzione: il margine quando si vende (scarpe prodotte conto terzi) alla GDO è dell’1- 2% , mentre vendendo ai GAS (il 30% del mercato Astroflex ad oggi) le scarpe 100% italiane il margine sale al 30-40%. Risulta evidente il perchè un’azienda possa o non produrre in Italia, dove una tomaia costa 8 volte di più che in Romania. Vendendo solo ai GAS Astorflex potrebbe diminuire la produzione di un 20- 30%.

Abbiamo poi incontrato MAG Verona (www.magverona.it), la madre di tutte le esperienze di economia solidale, in questi giorni impegnata con la sottoscrizione popolare per l’acquisto della “Casa comune dell’economia sociale e della finanza solidale“. Una della ultime creature dell’incubatore MAG Verona è Reverse (www.reverselab.it), nella doppia veste di associazione e impresa sociale (ex lege 155/2006), creata da 3 giovani professionisti che si ingegnano a recuperare materiali trasformandoli in componenti di arredamento e installazioni. Invece la coop. soc Hermete (www.hermete.it) fornisce servizi socio-educativi ai minori  “facendo del gioco il nostro futuro, lavorando nell’agio per prevenire il disagio”; a tale scopo si sono anche inventati ua ludobus, cioè una ludoteca itinerante.

Ai lavori del laboratiro hanno anche partecipato alcuni rappresentanti dell’Economia del Bene Comune (http://economia-del-bene-comune.it) di cui ho scritto qualche post fa (http://labuonaeconomia.investireoggi.it/un-libro-nella-calza-del-futuro-premier/), oggi federazione nazionale. Ad oggi 700 aziende in Europa fanno il bilancio del bene comune, e il comprensorio di Val Venosta vuole diventare “regione del bene comune”, seguendo il principio della sostenbilità con le 3P: people, planet, profit.

Abbiamo poi conosciuto la Fiera Biolife (www.fierabolzano.it/biolife/): nata 10 anni fa in Alto Adige per mettere insieme le eccellenze del biologico, è un vero successo imprenditoriale della buona economia: oggi conta 250 espostori certificati (ma solo piccole eccellenze),40.000 vistatori (tra ci 15.000 operatori), una piattaforma di distribuzione e un ristorante (Aretè) in centro a Bolzano. Il tutto basato su una filosofia: “la nostra economia è cultura e turismo; ogni volta che lasciamo morire un piccolo produttore perchè non compriamo i suoi prodotti e come se entrassimo agli Uffizi e sfregiassimo un dipinto“.

C’è poi il Pellicano (www.pellicano79.it/), una cooperativa sociale che lavora da oltre trent’anni per l’inserimento di portatori di handicap in falegnameria. Producono intarsi e anche semialavorati conto terzi: nessun licenziamento, ma solo felici pensionati: da 32 a 27 i dipendenti, nonostante la crisi che in cinque anni ha più che dimezzato il fatturato (900 milioni nel 2012).  Abbiamo poi incontrato ACLI Trentino, impegnate a proporre una legge sulla famiglia in cui rientri un marchio Family, cioè riconoscere valore a quelle aziende che supportano la famiglia per esempio con la coinciliazione dei tempi. E le ACLI Verona (www.acliverona.it), impegnate nel recupero di  cibo dalle scuole (30.000 chili all’anno) e che hanno costituito Rete Solida (50 associazioni) e promosso il progetto REBUS – Recupero Eccedenze Beni Utilizzabili Solidalmente.

E poi Economia di Comunione (www.edc-online.org/), il movimento internazionale – una volta interno ai Focolarini-  che si rivolge ad aziende for profit invitandole a mettere gli utili in comune: a) nell’impresa b) per persone indigenti c) donarlo a strutture che “creano uomini nuovi”. Oggi 840 aziende nel mondo sono legate a questo progetto, 150 in Italia (tra cui 1 polo industriale).

E infine abbiamo incontrato Mattonelle, il gruppo informale promotore del Distretto di Economia Solidale di Verona e lo Studio Guglielmi  Coop, nati come assocazione nel 1987  per “essere done e fare impresa” , occupandosi di progettazione sociale, mediazione culturale ecc.

E siamo contenti che esista un’Italia così: produttiva, innovativa, solidale!

* pubblicato il 2 marzo 2013 sul blog: labuonaeconomia.investireoggi.it

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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