Gli effetti di Gomorra sui turisti

mafia-turismo

É di questi giorni la notizia che un figlio (incensurato e laureato) di Bernardo Provenzano, collabora in qualità di testimone privilegiato al mafia tour organizzato da un operatore turistico USA in Sicilia.
La notizia non mi ha colto di sorpresa: nel mio piccolo avevo avuto di recente due avvisaglie, poche settimana fa. Una guida turistica mi ha chiesto aiuto per un gruppo di olandesi di passaggio a Napoli, con due ore di tempo libero prima dell’aereo e voleva visitare i luoghi della camorra; e un tour operator mi ha di recente contattato per fare una lecture sulla camorra ai loro gruppi in penisola sorrentina.

Che le mafie siano diventate un’attrazione turistica non è cosa nuova: da alcuni anni organizzazioni come Addio Pizzo Travel o Libera – il G(i)usto di viaggiare propongono itinerari di turismo responsabile nel Sud Italia. Le cooperative di Libera o organizzazioni come l’Associazione Don Milani di Marina di Gioiosa Ionica ospitano ogni anno centinaia di volontari che studiano e lavorano nei campi confiscati alle mafie. Io stesso su questo tema organizzo da anni visite studio in Campania, Calabria o Sicilia con le Università americane con cui collaboro. E io stesso parlo (anche) di camorra a chi viene a visitare Napoli con “Il Vagabondo“.

La sostanziale, enorme differenza è tutta qui: la responsabilità. Le attività appena descritte sono un’immersione totale non nella mafia bensì nell’antimafia, in quel mondo che contro le mafie ha reagito e continua a reagire. Si mangia nell’agriturismo che sorge sul bene confiscato, si strappano le erbacce nell’azienda agricola nata sul bene confiscato, ci si nutre di quei prodotti; ci si indigna e ci si commuove al ricordo straziante delle vittime come Gianluca Congiusta,  Lollò Cartisano o  Serafino Famà,  incontrando i loro familiari; si dorme nel bene confiscato alle ‘ndrine, si marcia (e si prega) sui sentieri della memoria in Aspromonte, si discute con i magistrati, i giornalisti, gli amministratori locali e con le forze dell’ordine impegnate in prima linea in questa lotta. Ma più di tutto, si studia, si ascolta, ci si confronta. In una parola, si cerca di capire, per diventare noi stessi movimento antimafia (e anticorruzione).

Incontrare il figlio di un boss è invece il sintomo più evidente della spettacolarizzazione della mafia, di quello che, parafrasando un famoso corto dei videomaker “The Jackal“, chiamerei “gli effetti di gomorra sui turisti“. Effetti devastanti di superficiale voyeurismo, riproduttore di stereotipi, aumentati di molto dopo la distribuzione all’estero di quel discutibile prodotto “colpevolmente pulp” che è la serie tv “Gomorra”. Effetti che al Sud (e all’Italia) tolgono tanto e lasciano poco o niente, quei due spiccioli che restano dopo un  viaggio di turismo irresponsabile.

Chiudiamo con una nota positiva: in entrambe le richieste che ho ricevuto e che ho descritto all’inizio del post, i miei contatti – due donne – si sono posti anch’essi in maniera molto critica rispetto al tema e hanno accettato di buon grado il mio rifiuto (nel primo caso) e le mia impostazione didattica (nel secondo caso). Segno che nel mondo c’è ancora spazio per un’esigenza di verità.

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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