Le anguille migrano grazie al gps, i ricercatori italiani grazie all’arteteca

L’articolo di Repubblica che riporta la scoperta di Alessandro Cresci

Quanta gioia e fierezza nel sapere che, Alessandro Cresci, il miglior allievo dell’ultimo dei miei bellissimi 3 anni di insegnamento all’Università Federico II di Napoli (ce ne erano altri molto preparati tecnicamente, ma lui aveva quella marcia in più, che a Napoli chiamiamo arteteca*) dopo appena due anni vede il suo nome pubblicato sulle più prestigiose riviste Scientifiche internazionali per una ricerca sul Gps delle anguille,  come riportato anche da Repubblica del 14 giugno?

E quanta amarezza è sapere che questa scoperta, che ovviamente avrà applicazioni anche in campo economico, Alessandro non la ha svolta a Napoli, non in Italia, ma a Miami?
Eh sì!, dopo la laurea specialistica con lode in Biologia della Produzioni Marine ad Alessandro non saperono (poterono) offrire altro che una calorosa stretta di mano e qualche sorriso di circostanza. Alessandro, curioso e lottatore per natura, non si perse d’animo, nè si lasciò sedurre dalle sirene del golfo che lo attiravano verso qualche trappola senza via d’uscita, ma invece si mise subito a proporre a vari atenei all’estero la sua idea di ricerca, con cui aveva strabiliato tutti in seduta di laurea.  Arrivarono molte offerte, Miami e l’Australia – se non ricordo male – le più interessanti. Alessandro scelse la prima e dopo qualche scambio di e-mail e colloquio via skype, eccolo a Miami con una borsa di studio di 5 anni a tutti i fondi a disposizione a sviluppare la sua ricerca. Senza estenuanti attese per un bando (e un posto!) di dottorato, senza dover pietire 5 euro per comprare i guanti sterili per il laboratorio.

Ecco, questa è l’Italia, oggi come e peggio di prima. Nella mia esperienza recente questa storia si aggiunge a quella del prof. Davide Tanasi, incompreso genio catanese dell’archeologia in 3D, da un anno circa apprezzatissimo Assistant Professor alla University of South Florida, giusto per parlarvi di due casi che conosco personalmente.

Il futuro della ricerca non è in Italia (e al Sud meno che mai): ce lo confermano ogni giorno casi più o meno eclatanti (per tutti ricorderei Roberta d’Alessandro e i 17 cervelli italiani in fuga, vincitori del prestigioso bando europeo Erc consolidator nel 2016).

Allora vorrei capire: se la ricerca, le scoperte, le invenzioni, i brevetti sono da sempre alla base dello sviluppo economico, quando i nostri politici parlano di ripresa economica e quando paragonano l’Italia alle cugine europee Francia e Inghilterra (che continuano ad assorbire i nostri talenti), ma di che MINCHIA** parlano?

* arteteca è traducibile in italiano come “grande vivacità”.
** minchia è traducibile in italiano come volete, basta che lo pronunciate in maniera indignata.

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Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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