Ripulire lo stivale sia il nuovo Rinascimento (anche economico) italiano

Per oltre un decennio se non due, la Terra dei Fuochi, quella ex gloriosa Terra di Lavoro che si estende a cavallo delle province di Napoli e Caserta, ha monopolizzato i titoli dei media nazionali diventando vergogna nazionale, mettendo in ginocchio un’intera comunità agricola (per lo più sana) e minacciando persino il settore della mozzarella di bufala del casertano, vero oro bianco locale. Pareva che tutti i crimini ambientali del Paese si concentrassero qui, dove la camorra aveva tombato per decenni i veleni tossici del Nord Italia (anche sotto la stazione dell’alta velocità di Afragola), e dove piccoli imprenditori locali senza scrupoli continuano a bruciare i loro scarti pagando pochi spiccioli a individui ignoranti e disperati. Ad oggi, come da anni non si stanca di ricordare il dott. Antonio Marfella e tanti attivisti, in quest’area la diffusione di tumori ha livelli enormi, del tutto anomali per aree agricole.

Di tanto in tanto, negli stessi decenni, qualche timida notizia su ritrovamenti di bombe ecologiche arrivava anche da altre regioni. Ai più attenti osservatori non sarà sfuggito che se si sommano tutti i casi, se si uniscono i puntini, il disegno che ne viene fuori è uno sconsolante ritratto di un Paese ecologicamente devastato da decenni di violazione delle leggi vigenti o comunque da una follia dettata da un modello di sviluppo lineare improntato alla iper-produzione e alla sottovalutazione dei rischi ambientali.
L’ultimo caso in ordine di tempo, è un cimitero di auto e di una montagna di rifiuti (dieci metri per trenta, per lo più materiale gommoso) ritrovati sul fondo del Lago d’Iseo in Lombardia.
In Veneto, in 30 Comuni tra Vicenza e Verona, il sangue di molte persone presenta livelli fino a 100 volte più alti del normale dei Pfas, materiali idrorepellenti prodotti in una vicina fabbrica, che avrebbe inquinato la falda acquifera.
Nel trevigiano, l’eccesso di fitofarmaci per la produzione da uva per l’ottimo prosecco, vanto nazionale, sta causando problemi di salute alla popolazione locale, che si trasferisce altrove.
A giugno un maxi blitz dei Carabinieri ha scoperto una rete di discariche abusive in Emilia, Lombardia, Veneto e Toscana per lo smaltimento di rifiuti provenienti dalla Campania (la triste legge del contrappasso).
Anche nell’Umbria cuore verde d’Italia, negli anni si registrano diversi casi di discariche abusive una discarica di eternit e fusti di liquidi tossici.
Nel più lontano 2012 nel Crotonese, saltò fuori lo scandalo della discarica della Montedison, e nel 1992 ci fu il caso della Cava dei veleni nel savonese , e questo solo per citare casi tra i più recenti o eclatanti.

ISPRA, SIN 2018A fare esercizio di memoria e a spulciare internet, parrebbe che l’Italia tutta sia, e non da oggi, una “bomba ecologica” e questo senza contare (ma vanno contati!) i siti industriali a grave rischio sanitario, da Emarese in Valle d’Aosta a Gela in Sicilia (si consiglia vivamente la lettura della mappa redatta dall’ISPRA).

E che dire poi degli incendi che generano pericolose nubi tossiche: da quello della fabbrica di vernici di Vicenza , al deposito di rifiuti di Lodi , alla fabbrica di Avellino o quella di Ravenna, nel torinese, in Sardegna.

Concludiamo infine con il grave inquinamento atmosferico delle nostre maggiori aree metropolitane e con le “difficoltà” nello smaltimento dei rifiuti urbani che ancora attanagliano alcuni centri urbani e lo spaventoso quadro è completo.
E non è proprio il caso di dire: mal comune mezzo gaudio, perché qui non c’è proprio niente da gioire. Semmai c’è da rimboccarsi le maniche e comprendere che questa è una insostenibile situazione di suicidio in cui il PIL (il famigerato prodotto interno lordo) cresce sulla pelle degli italiani: più interventi emergenziali di rattoppo, più malattie mortali, più medicine, più visite specialistiche, più funerali.

Io, che amo l’Italia e i giovani, che sono uno studioso dotato di buon senso e di intelligenza media, invece auspicherei che questo PIL crescesse sì ma in qualità, in sviluppo (ovviamente sostenibile) e che l’Italia ripartisse da un grande rinascimento ambientale (non ho detto ambientalista), cioè mettendo l’impresa e l’economia a servizio dell’ambiente e della salute degli italiani.
C’è tanto da fare e tante intelligenze e competenze italiane da mettere in gioco: siti da bonificare, industrie e produzioni agricole da riconvertire, centri storici da ristrutturare, montagne da mettere in sicurezza, artigianato da incentivare, turismo da reinventare, musei da aprire, parchi da valorizzare, antichi borghi da rivitalizzare, periferie da umanizzare, menti da educare. Tutto questo è PIL ma PIL pulito, è quello sviluppo sostenibile che l’Europa e i giovani ci stanno chiedendo a gran voce.

Pare che l’ideogramma cinese “crisi” significhi anche opportunità: questione di punti di vista. Ecco, il mio (im)modesto punto di vista è che l’Italia debba cogliere al volo questa profonda crisi economica e di ideali in cui è finita e trasformarla in un’opportunità, un secondo Rinascimento italiano, che non solo ci salverebbe la vita, ma che tutto il mondo finirebbe per ammirare (e potremmo campare di rendita per altri 500 anni!). Se lo stivale tornerà a risplendere (e a scalciare) dipenderà solo da noi.

Informazioni su albertocorbino

Alberto Corbino è l'autore dei blogs: https://labuonaeconomia.wordpress.com ; http://ventanillas.wordpress.com ; http://italiain3b.wordpress.com http://edabpm.wordpress.com . Per ulteriori info, visitare la pagina: "l'autore di questo blog"
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